quarta-feira, 5 de janeiro de 2011

Lezione per 2011: Restituire la dignatà dell`ozio



Che lavoro fa? ... Una domanda comune quando si inizia un chiacchiarare tra persone che si sono apenna presentate. In questo caso, la risposta mai sarà: mi dedico all`ozio. Ciò perchè l`ozio è una condizione di vita inamissibile in una società capitalista, in cui la parola è sinonimo di pigrizia, ignavia, senza ocupazione.
Intanto, gli italiani snodono questo equivoco sull`etimologia della parola dedicando grande literatura sopra il tema. Tra le prime persone da scrivere sull`ozio è stato il filosofo Seneca, nel testo L`ozio e la serenità, per giustificare il suo ritiro della vita pubblica, nella epoca del impero romano, tempo di Calígula, Claudio e Nero. Tra romani, l`ozio era il riposo dell`atività pratica consuete e come tale includeva anche la vita contemplativa.
Seneca sosteneva che la contemplazione( che in realtà è piuttosto una visione mistica contemporanea della natura e di Dio) è pur un`azione. Mario Scaffidi Abbade, che interpreta il testo di Seneca dal latino in italiano, aggiugere che l`ozio è una azione per eccellenza perch è contempla tutti azioni, nel doppio senso del verbo, di osservare e contenere.
Seguendo il raggionamento di Seneca, il curatore riconoscere nel pensiero del filosofo dell`antiquità, che vicino al tema De otio è quello del De tranquilliate animi, la serenità, la quale non esclude la partecipazione alla vita attiva e che anzi in certi casi ( stati di ansia, noia, malinconia) si può conseguire proprio nell`impegno sociale. Come la contemplazione non è assenza di atività, cosi la serenità non è mancanza di passioni ma l `equilibrio amonico di loro.
Oggi, il sociólogo Domenico di Masi, diffendi la teoria dell`ozio criativo come nuovo concetto di lavoro. Il sociologo argomenta che sarà la forma di lavorare del futuro, dopo la era industriale. La sua idea è che le persone potrano produrre meglio svolgendo l`oziozità creativa. “L`ozio creativo è una arte che si impars con il tempo e con il esercizio. C`è una alienazione per ecceso di lavoro postindustriale dall`ozio creativo, cosi come esisteva una alienazione per ecceso di sfrutamento dal lavoro industriale. È necessario imparare che il lavoro non è tutto nella vita e che esistono altri grandi valori: l` studio per produrre sapere, il divertimento per produrre alegria, il sesso per produrre piacere, la famiglia per produrre solidarietà”.
Ma è nel tascabili “Viva l`ozio abasso il Negozio”, de Federico Zucceli, che se cerca ristituire la dignità etimologica di questa parola più bisttrata del vocabulario, come si riferisce il testo. Il libro fa una sintesi generale e storica del senso dell`ozio nel mondo antico e moderno. “L`ozio è una nobile espressione che i latini chiamano di otium, autium e che significa “sono bene”. È riposo di una ocupazione e termo contrario di negozio Nec otium, equivalente di bottega, affare.
Ma sono i greci che improntarano il vero senso dell`ozio lo chiamando di “scholè”. Ciò scuola – un luogo dove se insigna e si impara. “Il greco medio non aveva sempre una ocupazione ufficiale e stabile. I cittadini comuni non sono da meno in fatto di ozio, tanto che ad Atene essi sono soliti riunirsi sotto i portici della abitazioni o dal barbiere per intavolare discussioni che durano lo spazio di un giorno intero”, dice in libro.
In fine, al contrario del pigro, che è indiferente, negligente e sconfortabile davanti la vita, l`ozioso ama vivere, chiacchiarare, amare, passeggiare, è incuriosito, alegre, gode delle picole cose. “La vita non è lavoro, ma laboratorio della mente e solo la mente che ha diritto e il dovere di agitarsi. Il negozio ci basta quel tanto per vivere. Vivere in compagnia del pensiero, tra le nuvole. Sognare. Ma per sognare è necessario sciogliersi dai lacci opressivi e ottundenti del mercimonio bottegaio, è necessario guardare le stelle”, aggiunge Zucceli. – Come potrà volgere lo sguardo al cielo, chi è concupito da frenetica iperattività per lucrare sempre maggiori guadagni?
È una buona riflessione e domanda per questo inizio di 2011 ...

Um comentário:

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